Genovagando
   
 
Recensione

GIUSEPPE BELLIA

Vivere Sognando

E’ un doppio divertimento, quello che ci viene regalato dall’ascolto di quello che, dietro ad una track-list da album ufficiale (ben undici brani) e ad una copertina azzeccatissima, non è che un demo composto e autoprodotto dalla stessa persona. In primo luogo, divertente per quello che offre la musica in sé e per sé: perché Giuseppe Bellia, a dispetto della giovane età, la stoffa della star ce l’ha davvero, assieme ad una capacità di conquistare l’ascoltatore che è fuori dal comune, assieme ad un senso della musica pop che gli scorre nel sangue e si riversa su ogni verso, ogni riff e ogni melodia, rivelando una predisposizione a mettere insieme pezzi orecchiabili che, senza quasi mai cadere nella ripetizione, lascia senza fiato. In secondo luogo, divertente in quanto caso eclatante nel mezzo di un contesto commerciale a dir poco paradossale, dove i veri paladini delle radio cementano la loro leadership su motivi a cui i pezzi di Vivere sognando, che Giuseppe ha scritto, musicato, cantato e arrangiato interamente da solo, non hanno nulla da invidiare, nonostante -e qui sta il paradosso autentico della situazione, il “divertente” appunto- una disparità di mezzi (sicuramente economici, talvolta anche tecnici) incalcolabile. Non che le canzoni del nostro giovane autore siano esenti da difetti, o -è bene precisarlo- traboccanti di slancio creativo da un punto di vista artistico, ma sono i limiti strutturali propri del pop da classifica (che è esattamente ciò che questo disco confeziona), troppo spesso gonfio di autocompiacimento e qui invece proposto con una umiltà, un’agilità e, soprattutto, una onesta semplicità che da sole meriterebbero un successo strepitoso presso il grande pubblico. E, se per idee intendiamo una piccola ecniclopedia di arrangiamenti e generi per tormentoni mainstream, questo disco ne ha anche da vendere: fra un andamento funkeggiante appena solleticato da una grinta rock-padana alla Negrita (Saltami addosso) e un tema di tastiere nella vena del songwriting “soft” tipicamente italiano (Ce la farò), fra un’intro che evoca uno Springsteen in versione pop attraverso il Ligabue più casereccio (Vivere sognando, esemplare) e un inno di vita vissuta alla Venditti (Asciuga gli occhi e poi va, che sfoggia tra l’altro un assolo inaspettatamente bruciante), fra una brumosa atmosfera intrisa di elettronica e di tentazioni hip-hop secondo il trendy del momento (Sei come me) e un folk delicatamente sincopato da pub di periferia (Una storia maledetta), sembra proprio che Giuseppe non ci voglia far mancare niente e, ciò che più a noi interessa, riesca splendidamente in ogni prova. Il disappunto è ammissibile soltanto in quei (pochi) casi in cui la solennità di toni, come in Spirito libero, o la pretenziosità di arrangiamento, come in Un giorno cambierà, tradiscono in parte la genuinità immediata che è punto di forza e credo di questo lavoro, e la resa tende allo stucchevole senza discostarsi significativamente dalle coordinate di base (anche se il brano tematicamente “impegnato” del lotto, Ninna nanna per Alì, fugge con garbo la retorica crendo la giusta inquietudine e cimentandosi su un territorio musicale che non ci saremmo mai aspettati). Ma sono sforzi, tutto considerato, che non guastano più di tanto il risultato finale, e anzi finiscono per ampliare il ventaglio dei registri sperimentati aumentando, almeno in potenza, l’impatto complessivo sul vasto pubblico che potrebbe essere prima o poi raggiunto. E, confidando forse ingenuamente in una qualche “giustizia” musicale, non ci daremo pace finchè ciò non avverrà

Gennaio 2004

Alessio Gambaro